Per chi lavora

Reclutamento equo: non pagare per lavorare

Chi ti cerca un lavoro, in Italia o all’estero, non dovrebbe farti pagare. Qui trovi le regole internazionali e italiane, i segnali di allarme e cosa controllare prima di dare soldi a chiunque.

5 min di lettura

Per chi è

Per chiunque cerchi lavoro tramite un’agenzia, un “intermediario” o un contatto sui social, soprattutto se il lavoro è in un altro paese. Utile anche a familiari e operatori che aiutano chi parte.

In breve

  • Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), i costi del reclutamento non devono pagarli i lavoratori.
  • In Italia le agenzie autorizzate non possono chiederti compensi, salvo eccezioni limitate previste dai contratti collettivi.
  • Le agenzie private possono fare intermediazione solo se iscritte all’albo del Ministero del Lavoro (alcuni enti, come università, comuni e patronati, sono autorizzati per legge). Puoi controllare l’iscrizione online.
  • Passaporto trattenuto, contratto cambiato all’arrivo, debiti per il viaggio: sono segnali di sfruttamento.

Informazioni generali, non consulenza legale. Le norme cambiano e hanno eccezioni. Verifica sempre il testo ufficiale nelle fonti in fondo e, per il tuo caso, rivolgiti a un sindacato, un patronato, un consulente del lavoro o un avvocato.

La regola internazionale: niente tariffe ai lavoratori

La Convenzione OIL n. 181 del 1997 sulle agenzie private per l’impiego stabilisce che le agenzie private non devono addebitare ai lavoratori, direttamente o indirettamente, in tutto o in parte, onorari o spese. Lo Stato può ammettere eccezioni solo per alcune categorie di lavoratori o alcuni servizi, dopo aver consultato le parti sociali. [1] La Convenzione vincola gli Stati che l’hanno ratificata: controlla su NORMLEX se il tuo paese l’ha fatto.

Le linee guida OIL sul reclutamento equo (“General principles and operational guidelines for fair recruitment”, con la “Definition of recruitment fees and related costs”, pubblicate nel 2019) vanno oltre: nessuna tariffa o costo collegato al reclutamento deve essere a carico dei lavoratori o di chi cerca lavoro. Tra i costi rientrano anche, per esempio, pubblicità, selezione, trasporto e collocamento. Le linee guida chiedono anche contratti chiari e verificabili, preferibilmente scritti, e che i documenti d’identità dei lavoratori non vengano trattenuti. [2]

Il Protocollo 2014 alla Convenzione OIL sul lavoro forzato (P029) chiede agli Stati di proteggere le persone, in particolare i lavoratori migranti, da pratiche di reclutamento abusive e fraudolente. [3]

In Italia: solo agenzie autorizzate, e gratis per te

In Italia l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, la ricerca e selezione del personale e la somministrazione possono essere svolte solo da soggetti autorizzati: in primo luogo le agenzie per il lavoro iscritte all’albo informatico presso il Ministero del Lavoro; la legge autorizza a fare intermediazione, in regime particolare, anche alcuni soggetti come università, comuni, camere di commercio, sindacati, associazioni datoriali e patronati. [4] L’albo si può consultare online. [5]

Ai soggetti autorizzati o accreditati è vietato chiedere o ricevere, direttamente o indirettamente, compensi dal lavoratore. I contratti collettivi possono prevedere eccezioni solo per specifiche categorie di lavoratori altamente professionalizzati o per servizi specifici. [6]

Il codice penale punisce chi recluta manodopera per farla lavorare presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, e chi la utilizza (il “caporalato”). [7]

Nell’Unione europea

La direttiva 2009/52/CE vieta di impiegare cittadini di paesi terzi in soggiorno irregolare e prevede sanzioni per i datori di lavoro. Prevede anche che il lavoratore possa recuperare le retribuzioni arretrate e che possa presentare denuncia. [8]

Segnali di allarme

Checklist: prima di pagare chiunque