Per chi lavora
Reclutamento equo: non pagare per lavorare
Chi ti cerca un lavoro, in Italia o all’estero, non dovrebbe farti pagare. Qui trovi le regole internazionali e italiane, i segnali di allarme e cosa controllare prima di dare soldi a chiunque.
Per chi è
Per chiunque cerchi lavoro tramite un’agenzia, un “intermediario” o un contatto sui social, soprattutto se il lavoro è in un altro paese. Utile anche a familiari e operatori che aiutano chi parte.
In breve
- Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), i costi del reclutamento non devono pagarli i lavoratori.
- In Italia le agenzie autorizzate non possono chiederti compensi, salvo eccezioni limitate previste dai contratti collettivi.
- Le agenzie private possono fare intermediazione solo se iscritte all’albo del Ministero del Lavoro (alcuni enti, come università, comuni e patronati, sono autorizzati per legge). Puoi controllare l’iscrizione online.
- Passaporto trattenuto, contratto cambiato all’arrivo, debiti per il viaggio: sono segnali di sfruttamento.
Informazioni generali, non consulenza legale. Le norme cambiano e hanno eccezioni. Verifica sempre il testo ufficiale nelle fonti in fondo e, per il tuo caso, rivolgiti a un sindacato, un patronato, un consulente del lavoro o un avvocato.
La regola internazionale: niente tariffe ai lavoratori
La Convenzione OIL n. 181 del 1997 sulle agenzie private per l’impiego stabilisce che le agenzie private non devono addebitare ai lavoratori, direttamente o indirettamente, in tutto o in parte, onorari o spese. Lo Stato può ammettere eccezioni solo per alcune categorie di lavoratori o alcuni servizi, dopo aver consultato le parti sociali. [1] La Convenzione vincola gli Stati che l’hanno ratificata: controlla su NORMLEX se il tuo paese l’ha fatto.
Le linee guida OIL sul reclutamento equo (“General principles and operational guidelines for fair recruitment”, con la “Definition of recruitment fees and related costs”, pubblicate nel 2019) vanno oltre: nessuna tariffa o costo collegato al reclutamento deve essere a carico dei lavoratori o di chi cerca lavoro. Tra i costi rientrano anche, per esempio, pubblicità, selezione, trasporto e collocamento. Le linee guida chiedono anche contratti chiari e verificabili, preferibilmente scritti, e che i documenti d’identità dei lavoratori non vengano trattenuti. [2]
Il Protocollo 2014 alla Convenzione OIL sul lavoro forzato (P029) chiede agli Stati di proteggere le persone, in particolare i lavoratori migranti, da pratiche di reclutamento abusive e fraudolente. [3]
In Italia: solo agenzie autorizzate, e gratis per te
In Italia l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, la ricerca e selezione del personale e la somministrazione possono essere svolte solo da soggetti autorizzati: in primo luogo le agenzie per il lavoro iscritte all’albo informatico presso il Ministero del Lavoro; la legge autorizza a fare intermediazione, in regime particolare, anche alcuni soggetti come università, comuni, camere di commercio, sindacati, associazioni datoriali e patronati. [4] L’albo si può consultare online. [5]
Ai soggetti autorizzati o accreditati è vietato chiedere o ricevere, direttamente o indirettamente, compensi dal lavoratore. I contratti collettivi possono prevedere eccezioni solo per specifiche categorie di lavoratori altamente professionalizzati o per servizi specifici. [6]
Il codice penale punisce chi recluta manodopera per farla lavorare presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, e chi la utilizza (il “caporalato”). [7]
Nell’Unione europea
La direttiva 2009/52/CE vieta di impiegare cittadini di paesi terzi in soggiorno irregolare e prevede sanzioni per i datori di lavoro. Prevede anche che il lavoratore possa recuperare le retribuzioni arretrate e che possa presentare denuncia. [8]
Segnali di allarme
- Ti chiedono soldi per “avere il posto”, per il visto, per il nulla osta o per un “posto nelle quote”.
- Il pagamento va fatto in contanti, a un privato, o tramite trasferimenti difficili da tracciare.
- Non ti danno un contratto scritto prima della partenza, o ti dicono che lo firmerai “dopo”.
- All’arrivo il contratto è diverso: paga più bassa, altra mansione, altro datore (sostituzione del contratto).
- Qualcuno vuole tenere il tuo passaporto o i tuoi documenti.
- Il “debito” per viaggio, alloggio o formazione si scala dallo stipendio e non finisce mai.
- L’agenzia non compare in nessun registro ufficiale, né nel tuo paese né in quello di destinazione.
Checklist: prima di pagare chiunque
- Controlla l’agenzia nel registro ufficiale (in Italia l’albo delle agenzie per il lavoro; nel tuo paese il registro del ministero o dell’ispettorato del lavoro).
- Chiedi per iscritto: chi è il datore di lavoro, dove lavorerai, mansione, orario, paga lorda e netta, durata.
- Chiedi chi paga viaggio, visto, alloggio e formazione. Secondo l’OIL non dovresti essere tu.
- Verifica la procedura sul sito governativo del paese di destinazione (per l’Italia: integrazionemigranti.gov.it).
- Non consegnare mai il passaporto originale a nessuno, salvo alle autorità.
- Conserva messaggi, ricevute e nomi. Ti serviranno se qualcosa va storto.
- Hai già pagato? Rivolgiti a un sindacato, a un patronato o all’ispettorato del lavoro.