Lavorare all’estero
Lavoratori distaccati nell’UE: quali regole valgono
Il tuo datore di lavoro ti manda per un periodo a lavorare in un altro paese UE? Resti suo dipendente, ma alcune regole del paese dove lavori valgono anche per te. Ecco quali.
Per chi è
Per chi è dipendente di un’impresa con sede in un paese UE e viene mandato temporaneamente a lavorare in un altro paese UE: per un appalto o servizio, presso un’altra sede del gruppo, o come lavoratore in somministrazione (interinale). Non riguarda chi si trasferisce e viene assunto da un datore del nuovo paese: in quel caso leggi libera circolazione.
In breve
- Durante il distacco ti spetta un “nucleo” di condizioni del paese ospitante: orari e riposi, ferie minime, retribuzione, salute e sicurezza, parità di trattamento.
- La retribuzione non è solo il minimo: comprende tutti gli elementi resi obbligatori nel paese ospitante.
- Dopo 12 mesi (18 con notifica motivata) si applicano quasi tutte le condizioni di lavoro del paese ospitante.
- Il datore deve di solito fare una dichiarazione preventiva alle autorità del paese ospitante.
- Per i contributi serve di norma il modulo A1.
Informazioni generali, non consulenza legale. Le norme cambiano e hanno eccezioni. Verifica sempre il testo ufficiale nelle fonti in fondo e, per il tuo caso, rivolgiti a un sindacato, un patronato, un consulente del lavoro o un avvocato.
Chi è un lavoratore distaccato
Per la Direttiva 96/71/CE è distaccato il lavoratore che, per un periodo limitato, lavora nel territorio di un paese UE diverso da quello in cui lavora abitualmente. [1] La direttiva copre tre casi: distacco per un contratto con un cliente nel paese ospitante, distacco presso un’impresa dello stesso gruppo, e invio da parte di un’agenzia per il lavoro a un’impresa utilizzatrice. In tutti i casi, durante il distacco resti legato da un rapporto di lavoro all’impresa che ti invia. [1]
Le condizioni del paese ospitante che ti spettano
Qualunque sia la legge applicabile al tuo contratto, il paese ospitante deve garantirti le sue regole (di legge o dei contratti collettivi di applicazione generale) su: [2]
- periodi massimi di lavoro e periodi minimi di riposo;
- durata minima delle ferie annuali retribuite;
- retribuzione, comprese le maggiorazioni per lavoro straordinario;
- condizioni di fornitura di lavoratori da parte delle agenzie;
- salute, sicurezza e igiene sul lavoro;
- tutela di donne in gravidanza e puerpere, bambini e giovani;
- parità di trattamento tra uomini e donne e non discriminazione;
- condizioni dell’alloggio, se fornito dal datore;
- indennità o rimborsi per viaggio, vitto e alloggio quando devi spostarti per lavoro.
Dalla riforma della Direttiva (UE) 2018/957, applicabile dal 30 luglio 2020, si parla di retribuzione e non più solo di “tariffe minime salariali”: contano tutti gli elementi della retribuzione resi obbligatori nel paese ospitante. [2] Se sono più favorevoli, restano valide le condizioni del tuo contratto. [8]
Se sei un lavoratore in somministrazione, ti spettano le stesse condizioni che il paese ospitante garantisce ai lavoratori delle sue agenzie per il lavoro (art. 3, par. 1 ter). [2]
Distacchi lunghi: oltre 12 mesi
Se il distacco dura effettivamente più di 12 mesi, il paese ospitante deve garantirti, in condizioni di parità, quasi tutte le sue condizioni di lavoro previste dalla legge o dai contratti collettivi di applicazione generale. Restano escluse le regole su conclusione e cessazione del contratto (compresi i patti di non concorrenza) e la previdenza complementare aziendale. Con una notifica motivata dell’impresa, il termine passa a 18 mesi. Se l’impresa sostituisce un lavoratore distaccato con un altro per la stessa mansione nello stesso luogo, i periodi si sommano (art. 3, par. 1 bis). [2]
La dichiarazione preventiva e i documenti
La Direttiva 2014/67/UE permette ai paesi UE di chiedere all’impresa che distacca una dichiarazione semplice, al più tardi all’inizio della prestazione, con identità dell’impresa, numero di lavoratori, durata, luogo di lavoro e tipo di servizio. Il paese può chiedere anche di tenere a disposizione contratto, buste paga, registri delle presenze e prove di pagamento (art. 9). [3]
Se vieni distaccato in Italia
In Italia le regole sono nel Decreto legislativo 17 luglio 2016, n. 136, modificato dal Decreto legislativo 15 settembre 2020, n. 122, che ha recepito la Direttiva 2018/957. [5] [6] L’impresa che distacca lavoratori in Italia deve comunicare il distacco al Ministero del lavoro al più tardi all’inizio del distacco e comunicare le modifiche entro cinque giorni (art. 10). [5] Attenzione: la pagina del Ministero, richiamando il decreto ministeriale n. 170 del 6 agosto 2021, indica ancora l’invio telematico entro le ore 24 del giorno precedente l’inizio del distacco; per prudenza verifica la procedura aggiornata sul sito del Ministero. [7] Per i distacchi oltre 12 mesi (18 con notifica motivata) si applicano le condizioni di lavoro previste in Italia da legge e contratti collettivi, con le stesse eccezioni della direttiva (art. 4-bis). [5] Il Ministero ha una pagina dedicata con la procedura online. [7]
Autisti del trasporto su strada
Per gli autisti valgono regole speciali della Direttiva (UE) 2020/1057, applicate dal 2 febbraio 2022. In sintesi: chi fa trasporti bilaterali (dal paese di stabilimento a un altro paese o viceversa) o è solo in transito non è considerato distaccato; chi fa cabotaggio sì. [4]
Contributi: il modulo A1
La direttiva sul distacco riguarda le condizioni di lavoro, non i contributi. Per la sicurezza sociale valgono le regole di coordinamento UE: se il distacco previsto non supera 24 mesi e non sei inviato a sostituire un’altra persona distaccata, resti assicurato nel tuo paese (art. 12 del Regolamento 883/2004), e il datore chiede il modulo A1. [9] Dettagli in sicurezza sociale e modulo A1.
Checklist prima di partire
- Fatti dare per iscritto durata, luogo, retribuzione nel paese ospitante e indennità di distacco.
- Chiedi chi paga viaggio, vitto e alloggio.
- Chiedi copia del modulo A1 o la conferma che è stato richiesto.
- Verifica che il datore abbia fatto la dichiarazione preventiva.
- Cerca sul sito ufficiale nazionale sul distacco del paese ospitante quali condizioni ti spettano.
- Conserva buste paga e registri delle ore.