Lavorare all’estero
Lavorare da remoto da un altro paese: le basi
Il computer funziona ovunque, le regole no. Prima di lavorare per qualche mese da un altro paese ci sono quattro domande da farsi: posso starci e lavorarci? Dove pago i contributi? Dove pago le tasse? Quale legge del lavoro vale?
Per chi è
Per chi lavora da remoto, come dipendente o come autonomo, e pensa di farlo per un periodo da un paese diverso da quello in cui vive o in cui ha sede il datore di lavoro. Questa pagina dà solo le basi: non è consulenza legale né fiscale. Fisco e contributi dipendono dal tuo caso concreto e dai trattati tra i paesi coinvolti.
In breve
- Devi avere il diritto di soggiornare e lavorare nel paese in cui ti trovi fisicamente.
- Per i contributi, nell’UE conta di regola dove lavori fisicamente; il telelavoro abituale in più paesi segue regole specifiche.
- Per le tasse contano la tua residenza fiscale e il trattato contro le doppie imposizioni tra i paesi.
- La scelta della legge del contratto non può toglierti le tutele inderogabili del paese dove lavori abitualmente.
- Chiedi sempre il consenso scritto del datore di lavoro prima di partire.
Informazioni generali, non consulenza legale. Le norme cambiano e hanno eccezioni. Verifica sempre il testo ufficiale nelle fonti in fondo e, per il tuo caso, rivolgiti a un sindacato, un patronato, un consulente del lavoro o un avvocato. Per le tasse, rivolgiti a un commercialista o all’amministrazione fiscale.
1. Immigrazione: puoi lavorare dove sei?
Lavorare da remoto per un’azienda straniera è comunque lavorare, nel posto dove ti trovi. Se hai la cittadinanza UE puoi farlo in qualsiasi paese UE grazie alla libera circolazione. Se non ce l’hai, ti serve un titolo che ti permetta di soggiornare e lavorare in quel paese: un visto turistico di solito non basta.
Alcuni paesi hanno creato permessi per chi lavora da remoto:
- Italia: il Testo unico immigrazione prevede l’ingresso di “nomadi digitali e lavoratori da remoto” di paesi extra-UE (art. 27, comma 1, lett. q-bis). [2] Il decreto interministeriale del 29 febbraio 2024 fissa i requisiti, tra cui un reddito minimo, un’assicurazione sanitaria, un alloggio, esperienza precedente e, per i lavoratori da remoto, un contratto o un’offerta vincolante. [1]
- Spagna: la Legge 14/2013, modificata dalla Legge 28/2022, prevede la residenza per “teletrabajo de carácter internacional” per cittadini extra-UE che lavorano a distanza per aziende con sede fuori dalla Spagna; gli autonomi possono lavorare anche per aziende spagnole entro il 20% della loro attività (art. 74 bis). [3]
Requisiti e importi cambiano: controllali sempre sui siti ufficiali del paese.
2. Contributi: dove sei assicurato
Tra paesi UE (e con Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) si applica la legislazione di un solo paese, di regola quella del paese in cui lavori fisicamente (art. 11 del Regolamento 883/2004). [4] Secondo la Commissione amministrativa per il coordinamento: [5]
- telelavoro occasionale e temporaneo concordato con il datore può rientrare nel distacco, fino a 24 mesi, con il modulo A1;
- telelavoro abituale in più paesi rientra nell’art. 13: se lavori almeno il 25% nel paese in cui vivi, di regola sei assicurato lì;
- tra i paesi che hanno firmato l’accordo quadro sul telelavoro, su richiesta, puoi restare assicurato nel paese del datore se lavori da casa meno del 50% del tempo. [6]
Dettagli in sicurezza sociale e modulo A1. Fuori dall’UE contano gli accordi bilaterali di sicurezza sociale, se esistono.
3. Tasse: residenza e trattati
Il paese in cui sei residente ai fini fiscali può di solito tassare tutto il tuo reddito. Secondo il portale “La tua Europa”, di norma sei residente fiscale nel paese in cui passi più di 6 mesi l’anno; se due paesi ti considerano residente, i trattati contro le doppie imposizioni decidono quale prevale. [7]
Molti trattati seguono il Modello OCSE. Per i redditi di lavoro dipendente, l’art. 15 del Modello prevede che lo stipendio sia tassabile anche nel paese in cui lavori fisicamente. Resta tassabile solo nel paese di residenza se, tra l’altro, nel paese di lavoro stai non più di 183 giorni in un periodo di 12 mesi e lo stipendio non è pagato da un datore residente lì né sostenuto da una sua stabile organizzazione. [8] Ogni trattato può essere diverso: leggi quello applicabile.
C’è anche un rischio per il datore: la tua attività in un altro paese può, in certi casi, creare una “stabile organizzazione” dell’azienda in quel paese, con obblighi fiscali per l’azienda (art. 5 del Modello OCSE). [8] Per questo molte aziende limitano il lavoro dall’estero.
4. Quale legge del lavoro si applica
Nell’UE il Regolamento Roma I stabilisce che il contratto di lavoro è regolato dalla legge scelta dalle parti, ma questa scelta non può privarti delle tutele inderogabili della legge che si applicherebbe senza scelta. Senza scelta, vale la legge del paese in cui, o dal quale, lavori abitualmente; un lavoro temporaneo in un altro paese non cambia il paese abituale (art. 8). [9] Se ti trasferisci stabilmente, quindi, possono applicarsi le tutele del nuovo paese.
5. Il consenso del datore
Lavorare da un altro paese senza dirlo al datore può creare problemi a te e all’azienda: contributi non versati nel paese giusto, imposte, assicurazione infortuni, sicurezza dei dati. Anche le regole sul telelavoro della Commissione amministrativa presuppongono un accordo tra datore e lavoratore. [5] Chiedi l’autorizzazione per iscritto. Per gli aspetti pratici leggi la guida Lavorare da remoto.
Checklist prima di partire
- Ho il diritto di soggiornare e lavorare nel paese dove andrò? Per quanto tempo?
- Il datore ha autorizzato per iscritto luogo e durata?
- In quale paese saranno versati i contributi? Serve un modulo A1?
- Diventerò residente fiscale nel nuovo paese? Quanti giorni ci passerò in 12 mesi?
- Che cosa dice il trattato contro le doppie imposizioni tra i due paesi?
- Sono coperto da assicurazione sanitaria e infortuni durante il soggiorno?
- Ho chiesto un parere a un commercialista o all’amministrazione fiscale per il mio caso?