Per chi lavora

I tuoi diritti di lavoratore in Italia

Le regole di base che valgono per chi lavora come dipendente in Italia: dalla Costituzione allo Statuto dei lavoratori, da orario e ferie ai contratti, dal licenziamento alla trasparenza sugli stipendi. Con l’indicazione di a chi chiedere aiuto.

9 min di lettura

Per chi è

Per chi lavora o sta per iniziare a lavorare come dipendente nel settore privato in Italia, con qualsiasi cittadinanza. Non copre in dettaglio pubblico impiego, lavoro autonomo e lavoro domestico (vedi Lavorare come assistente familiare). Molti dettagli (paga minima, preavviso, permessi) dipendono dal contratto collettivo (CCNL) applicato.

In breve

  • Hai diritto a una paga proporzionata e sufficiente, a riposi e a ferie a cui non puoi rinunciare.
  • Prima di iniziare devi ricevere per iscritto le informazioni essenziali sul tuo rapporto di lavoro.
  • Orario medio massimo di 48 ore a settimana (straordinari compresi), 11 ore di riposo al giorno, almeno 4 settimane di ferie all’anno.
  • Dal 7 giugno 2026 puoi conoscere la fascia di stipendio prima dell’assunzione e nessuno può chiederti quanto guadagnavi.
  • Se vieni licenziato hai 60 giorni per contestare il licenziamento per iscritto.

Informazioni generali, non consulenza legale. Le norme cambiano e hanno eccezioni. Verifica sempre il testo ufficiale nelle fonti in fondo e, per il tuo caso, rivolgiti a un sindacato, un patronato, un consulente del lavoro o un avvocato.

Le basi: la Costituzione

La Costituzione tutela il lavoro “in tutte le sue forme ed applicazioni” (art. 35). Gli articoli 35-40 fissano i principi da cui discende il resto [1]:

Lo Statuto dei lavoratori

La legge 300 del 1970 protegge libertà e dignità sul posto di lavoro [2]. Gli articoli più utili da conoscere:

Orario, riposi e ferie

Il decreto legislativo 66 del 2003 fissa i limiti generali; i CCNL possono migliorarli o, nei casi ammessi, derogarvi [3]:

Che contratto hai: le forme principali

Il decreto legislativo 81 del 2015 raccoglie le regole sui contratti [4].

Le informazioni scritte che ti spettano

Il “decreto trasparenza” (decreto legislativo 104 del 2022) ha riscritto l’articolo 1 del decreto legislativo 152 del 1997 [6] [7]. In sintesi:

Trasparenza retributiva (dal 7 giugno 2026)

Il decreto legislativo 96 del 2026 attua la direttiva europea sulla parità di retribuzione tra donne e uomini [8]. Si applica ai contratti di lavoro subordinato a termine e a tempo indeterminato, anche part-time e dirigenti, ma non al lavoro domestico né al lavoro intermittente (art. 2).

Per sapere come usare questi diritti in pratica, leggi I tuoi diritti con la trasparenza retributiva.

Salario minimo: come funziona in Italia

In Italia non esiste un salario minimo fissato per legge con una cifra oraria uguale per tutti. I minimi li fissano i contratti collettivi nazionali (CCNL) per ogni settore e livello. Il punto di riferimento resta l’articolo 36 della Costituzione [1]: nel 2023 la Corte di cassazione ha chiarito che il giudice parte dal CCNL di settore, ma può discostarsene motivatamente se la paga che ne risulta non è proporzionata e sufficiente [9].

Con la legge 26 settembre 2025, n. 144 il Parlamento aveva delegato il Governo a intervenire su retribuzioni e contrattazione collettiva. Il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, convertito dalla legge 25 giugno 2026, n. 112, non fissa una cifra unica: indica come riferimento per il “salario giusto” il trattamento economico complessivo dei CCNL firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative del settore. Gli altri contratti collettivi non possono prevedere un trattamento complessivo inferiore e, nei settori senza contratto collettivo, vale come soglia il CCNL più vicino all’attività svolta (art. 7) [10].

Salute e sicurezza

Il decreto legislativo 81 del 2008 (Testo unico sicurezza) ti riconosce, tra l’altro [11]:

Anche tu hai obblighi: usare correttamente i DPI, seguire la formazione e segnalare i pericoli (art. 20).

Licenziamento: le regole essenziali

Segnalare illeciti (whistleblowing)

Il decreto legislativo 24 del 2023 protegge chi segnala violazioni scoperte al lavoro [16]. Di regola si usa il canale interno dell’ente o dell’azienda (obbligatorio, per esempio, nelle imprese private con almeno 50 dipendenti in media); in casi specifici puoi usare il canale esterno dell’ANAC (artt. 6-7). Sono vietate le ritorsioni, come licenziamento, demansionamento o trasferimento punitivo (art. 17) [17].

A chi rivolgersi

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