Per chi lavora
I tuoi diritti di lavoratore in Italia
Le regole di base che valgono per chi lavora come dipendente in Italia: dalla Costituzione allo Statuto dei lavoratori, da orario e ferie ai contratti, dal licenziamento alla trasparenza sugli stipendi. Con l’indicazione di a chi chiedere aiuto.
Per chi è
Per chi lavora o sta per iniziare a lavorare come dipendente nel settore privato in Italia, con qualsiasi cittadinanza. Non copre in dettaglio pubblico impiego, lavoro autonomo e lavoro domestico (vedi Lavorare come assistente familiare). Molti dettagli (paga minima, preavviso, permessi) dipendono dal contratto collettivo (CCNL) applicato.
In breve
- Hai diritto a una paga proporzionata e sufficiente, a riposi e a ferie a cui non puoi rinunciare.
- Prima di iniziare devi ricevere per iscritto le informazioni essenziali sul tuo rapporto di lavoro.
- Orario medio massimo di 48 ore a settimana (straordinari compresi), 11 ore di riposo al giorno, almeno 4 settimane di ferie all’anno.
- Dal 7 giugno 2026 puoi conoscere la fascia di stipendio prima dell’assunzione e nessuno può chiederti quanto guadagnavi.
- Se vieni licenziato hai 60 giorni per contestare il licenziamento per iscritto.
Informazioni generali, non consulenza legale. Le norme cambiano e hanno eccezioni. Verifica sempre il testo ufficiale nelle fonti in fondo e, per il tuo caso, rivolgiti a un sindacato, un patronato, un consulente del lavoro o un avvocato.
Le basi: la Costituzione
La Costituzione tutela il lavoro “in tutte le sue forme ed applicazioni” (art. 35). Gli articoli 35-40 fissano i principi da cui discende il resto [1]:
- Paga giusta (art. 36). La retribuzione deve essere proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e comunque sufficiente per un’esistenza libera e dignitosa per te e la tua famiglia.
- Riposi e ferie (art. 36). Hai diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non puoi rinunciarvi.
- Parità (art. 37). La lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, la stessa retribuzione del lavoratore. Sono tutelati anche la maternità e il lavoro dei minori.
- Previdenza (art. 38). In caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia e disoccupazione involontaria hai diritto a mezzi adeguati.
- Sindacato e sciopero (artt. 39-40). L’organizzazione sindacale è libera; lo sciopero è un diritto esercitato nell’ambito delle leggi che lo regolano.
Lo Statuto dei lavoratori
La legge 300 del 1970 protegge libertà e dignità sul posto di lavoro [2]. Gli articoli più utili da conoscere:
- Controlli a distanza (art. 4). Telecamere e strumenti che permettono un controllo a distanza servono un motivo organizzativo, produttivo, di sicurezza o di tutela del patrimonio, più un accordo sindacale o l’autorizzazione dell’Ispettorato. I dati si possono usare solo se sei stato informato in modo adeguato.
- Niente indagini sulle opinioni (art. 8). Il datore non può indagare sulle tue opinioni politiche, religiose o sindacali né su fatti irrilevanti per il lavoro.
- Atti discriminatori (art. 15). Sono nulli patti e atti che discriminano per attività sindacale, partecipazione a uno sciopero, motivi politici, religiosi, razziali, di lingua, di sesso, di handicap, di età, di nazionalità, di orientamento sessuale o di convinzioni personali.
- Licenziamento illegittimo (art. 18). Riguarda soprattutto chi è stato assunto prima del 7 marzo 2015 da datori sopra certe soglie; prevede reintegrazione o indennità, secondo i casi.
- Condotta antisindacale (art. 28). Se il datore ostacola l’attività sindacale o lo sciopero, i sindacati nazionali possono ricorrere al giudice del lavoro con una procedura rapida.
Orario, riposi e ferie
Il decreto legislativo 66 del 2003 fissa i limiti generali; i CCNL possono migliorarli o, nei casi ammessi, derogarvi [3]:
- orario normale di 40 ore settimanali (art. 3);
- durata media massima di 48 ore ogni sette giorni, straordinari compresi, calcolata su un periodo non superiore a quattro mesi (art. 4);
- almeno 11 ore consecutive di riposo ogni 24 ore (art. 7);
- una pausa se la giornata supera le 6 ore; durata e modalità le fissa il CCNL (art. 8);
- almeno 24 ore consecutive di riposo ogni sette giorni, di regola la domenica (art. 9);
- almeno 4 settimane di ferie retribuite all’anno, che non possono essere sostituite da soldi se non quando il rapporto finisce (art. 10).
Che contratto hai: le forme principali
Il decreto legislativo 81 del 2015 raccoglie le regole sui contratti [4].
- Tempo indeterminato. È la “forma comune” di rapporto di lavoro (art. 1).
- Tempo determinato. Senza motivazione può durare al massimo 12 mesi. Si può arrivare a 24 mesi solo nei casi previsti dai contratti collettivi, per sostituire altri lavoratori oppure, fino al 31 dicembre 2026, per esigenze tecniche, organizzative o produttive indicate dalle parti quando il contratto collettivo non le prevede (art. 19). Le proroghe sono al massimo quattro nei 24 mesi (art. 21). Il termine deve risultare per iscritto (salvo i rapporti fino a 12 giorni). Queste regole sono state riscritte dal decreto-legge 48 del 2023 e poi più volte prorogate [5].
- Part-time. Orario ridotto con diritti proporzionati; le clausole che permettono di cambiare la collocazione dell’orario vanno concordate per iscritto (artt. 4-12).
- Apprendistato. Contratto a tempo indeterminato con formazione, pensato per i giovani (artt. 41-47).
- Somministrazione. Sei assunto da un’agenzia autorizzata e lavori presso un’altra azienda, con condizioni complessivamente non inferiori a quelle dei suoi dipendenti di pari livello (artt. 30-40).
Le informazioni scritte che ti spettano
Il “decreto trasparenza” (decreto legislativo 104 del 2022) ha riscritto l’articolo 1 del decreto legislativo 152 del 1997 [6] [7]. In sintesi:
- Prima di iniziare devi ricevere, nel contratto scritto o nella copia della comunicazione di assunzione, le informazioni essenziali: chi è il datore, luogo di lavoro, inquadramento, data di inizio, tipo e durata del contratto, periodo di prova, retribuzione, orario, ferie, preavviso, CCNL applicato, enti previdenziali. Alcune informazioni possono arrivare entro 7 giorni, altre entro un mese dall’inizio.
- Per alcune voci il datore può rinviare al contratto collettivo o alla norma, purché ti renda accessibili i testi: lo ha previsto il decreto-legge 48 del 2023 [5].
- Se vengono usati sistemi decisionali o di monitoraggio integralmente automatizzati (per esempio algoritmi per assegnare turni o compiti), devi esserne informato (art. 1-bis del d.lgs. 152/1997).
- Periodo di prova: non più di 6 mesi; nei contratti a termine va proporzionato alla durata. Per i contratti a termine fino a 6 mesi vale in generale un giorno di prova ogni 15 di calendario, con un minimo di 2 e un massimo di 15 giorni, salvo regole più favorevoli dei CCNL (art. 7 d.lgs. 104/2022).
- Altri lavori: il datore non può vietarti di lavorare per altri fuori dal tuo orario, salvo motivi di salute e sicurezza, integrità del servizio pubblico o conflitto di interessi (art. 8).
- Prevedibilità e stabilità: con orari in gran parte imprevedibili, le fasce in cui puoi essere chiamato vanno fissate in anticipo (art. 9). Dopo 6 mesi puoi chiedere una forma di lavoro più prevedibile e stabile, e devi ricevere una risposta scritta motivata entro un mese (art. 10).
Trasparenza retributiva (dal 7 giugno 2026)
Il decreto legislativo 96 del 2026 attua la direttiva europea sulla parità di retribuzione tra donne e uomini [8]. Si applica ai contratti di lavoro subordinato a termine e a tempo indeterminato, anche part-time e dirigenti, ma non al lavoro domestico né al lavoro intermittente (art. 2).
- Prima dell’assunzione negli annunci devi trovare la retribuzione iniziale o la sua fascia, e i riferimenti del CCNL applicato. Non possono chiederti, né direttamente né tramite selezionatori, quanto guadagnavi prima (art. 5).
- Criteri accessibili: devi poter conoscere i criteri con cui si fissano paga e progressioni (art. 6; i datori sotto i 50 dipendenti non sono obbligati per i criteri di progressione).
- Diritto di informazione: puoi chiedere per iscritto, anche tramite rappresentanti, i livelli retributivi medi divisi per sesso di chi fa il tuo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. La risposta scritta arriva entro due mesi; il diritto si esercita non più di una volta all’anno (art. 7, commi 1-4).
- Puoi parlare del tuo stipendio: sono vietate le clausole che te lo impediscono (art. 7, comma 6).
- Nelle aziende con almeno 100 dipendenti ci sono obblighi di rendicontazione sul divario di genere e, con un divario non giustificato di almeno il 5%, una valutazione congiunta con i rappresentanti dei lavoratori (artt. 9-10).
Per sapere come usare questi diritti in pratica, leggi I tuoi diritti con la trasparenza retributiva.
Salario minimo: come funziona in Italia
In Italia non esiste un salario minimo fissato per legge con una cifra oraria uguale per tutti. I minimi li fissano i contratti collettivi nazionali (CCNL) per ogni settore e livello. Il punto di riferimento resta l’articolo 36 della Costituzione [1]: nel 2023 la Corte di cassazione ha chiarito che il giudice parte dal CCNL di settore, ma può discostarsene motivatamente se la paga che ne risulta non è proporzionata e sufficiente [9].
Con la legge 26 settembre 2025, n. 144 il Parlamento aveva delegato il Governo a intervenire su retribuzioni e contrattazione collettiva. Il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, convertito dalla legge 25 giugno 2026, n. 112, non fissa una cifra unica: indica come riferimento per il “salario giusto” il trattamento economico complessivo dei CCNL firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative del settore. Gli altri contratti collettivi non possono prevedere un trattamento complessivo inferiore e, nei settori senza contratto collettivo, vale come soglia il CCNL più vicino all’attività svolta (art. 7) [10].
Salute e sicurezza
Il decreto legislativo 81 del 2008 (Testo unico sicurezza) ti riconosce, tra l’altro [11]:
- informazione e formazione sufficienti e adeguate sui rischi del tuo lavoro, durante l’orario e senza costi per te (artt. 36-37);
- dispositivi di protezione individuale (DPI) adatti, forniti dal datore (artt. 18 e 77);
- la sorveglianza sanitaria del medico competente quando prevista per i rischi della mansione (art. 41);
- un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), eletto o designato, a cui puoi rivolgerti (artt. 47-50).
Anche tu hai obblighi: usare correttamente i DPI, seguire la formazione e segnalare i pericoli (art. 20).
Licenziamento: le regole essenziali
- Il licenziamento va comunicato per iscritto e deve indicare i motivi; altrimenti è inefficace (legge 604 del 1966, art. 2) [12].
- Serve una giusta causa o un giustificato motivo (soggettivo o oggettivo) (artt. 1 e 3).
- Per contestarlo hai 60 giorni dalla ricezione della comunicazione, con qualsiasi atto scritto, anche tramite il sindacato; poi entro 180 giorni va depositato il ricorso in tribunale o chiesta la conciliazione o l’arbitrato (art. 6) [12].
- Se sei stato assunto a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015 si applicano le “tutele crescenti” del decreto legislativo 23 del 2015 [13]: per i licenziamenti discriminatori, nulli o solo orali c’è la reintegrazione; negli altri casi illegittimi, di regola, un’indennità tra un minimo e un massimo di mensilità.
- La Corte costituzionale ha più volte corretto queste regole: nel 2018 ha stabilito che l’indennità non può dipendere solo dall’anzianità di servizio [14]; nel 2025 ha eliminato il tetto massimo di sei mensilità per i datori di lavoro più piccoli [15].
Segnalare illeciti (whistleblowing)
Il decreto legislativo 24 del 2023 protegge chi segnala violazioni scoperte al lavoro [16]. Di regola si usa il canale interno dell’ente o dell’azienda (obbligatorio, per esempio, nelle imprese private con almeno 50 dipendenti in media); in casi specifici puoi usare il canale esterno dell’ANAC (artt. 6-7). Sono vietate le ritorsioni, come licenziamento, demansionamento o trasferimento punitivo (art. 17) [17].
A chi rivolgersi
- Sindacati: consulenza su contratto, busta paga e contestazioni; possono impugnare il licenziamento per te.
- Patronati: assistenza gratuita sulle pratiche INPS (contributi, disoccupazione, maternità, pensioni).
- Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL): puoi segnalare lavoro nero, paghe non corrisposte, orari irregolari o problemi di sicurezza [18].
- Consigliera o consigliere di parità (regionale o provinciale): per discriminazioni di genere, anche retributive [19].
- Giudice del lavoro (sezione lavoro del tribunale): per le cause, di solito con l’aiuto di un avvocato.
Checklist
- Prima del primo giorno, chiedi il contratto scritto o la comunicazione con le informazioni essenziali.
- Scopri quale CCNL ti viene applicato e qual è il tuo livello: da lì dipendono minimi, scatti e preavviso.
- Controlla che la busta paga corrisponda a ore, straordinari e ferie effettive; conserva copia di tutto.
- Se ricevi un licenziamento, segna la data: hai 60 giorni per contestarlo per iscritto. Contatta subito un sindacato o un avvocato.
- Se un annuncio non indica lo stipendio o al colloquio ti chiedono la paga precedente, ricorda i tuoi diritti di trasparenza.