Per chi lavora

Lavorare come assistente familiare in regola

Badante, colf o baby sitter: anche se lavori in una casa privata, hai un contratto nazionale, una paga minima e dei diritti. Ecco quali, e come controllare che siano rispettati.

5 min di lettura Guida gratuita

In breve

  • Chiedi sempre una lettera di assunzione scritta, con livello, orario e paga.
  • La paga minima dipende dal livello del CCNL e cambia ogni anno.
  • Hai diritto a riposi, ferie, tredicesima e TFR, anche se convivi con la famiglia.
  • Controlla i tuoi contributi online sul sito INPS.
  • Non pagare mai nessuno per avere un lavoro.

Nota. Guida informativa, non consulenza legale. Gli importi cambiano ogni anno. Per il tuo caso, rivolgiti gratis a un sindacato o a un patronato: aiutano anche chi non parla bene l’italiano.

1. Il tuo contratto si chiama CCNL lavoro domestico

Il contratto collettivo nazionale del lavoro domestico vale per colf, badanti e baby sitter assunti da famiglie. È stato rinnovato il 28 ottobre 2025 e scade il 31 ottobre 2028 [2]. Ti inquadra in un livello, dalla A alla DS, in base a cosa fai:

Se assisti una persona che non è autosufficiente, il tuo livello è almeno CS. Se hai un attestato di formazione come assistente familiare, chiedi se puoi essere inquadrata al livello DS.

2. Quanto devi guadagnare, almeno

Per il 2026 la tabella ufficiale dei minimi indica, per il livello CS, 1.193,84 € al mese se sei convivente e 8,30 € l’ora se lavori a ore [1]. Sono minimi lordi: la famiglia può pagarti di più, non di meno. Ogni anno i minimi vengono aggiornati.

In più hai diritto a:

3. Orari e riposi

Se vivi con la famiglia (convivente)

Se lavori a ore (non convivente)

Fonte: CCNL lavoro domestico, artt. 13 e 14 [2].

Il lavoro straordinario, notturno e festivo si paga di più. Se di notte devi alzarti per assistere, non è “solo presenza”: per l’assistenza notturna ci sono minimi dedicati [1].

4. Se stai male o se aspetti un bambino

5. Controlla i tuoi contributi

La famiglia deve comunicare la tua assunzione all’INPS prima che inizi a lavorare [3] e pagare i contributi ogni tre mesi [4]. I contributi servono per la tua pensione, per la maternità e per l’indennità di disoccupazione.

Se vieni dall’estero

Per lavorare in Italia da cittadina o cittadino di un paese fuori dall’UE serve un permesso di soggiorno che consenta di lavorare. Un contratto regolare e i contributi pagati sono importanti anche per rinnovarlo. L’Italia ha ratificato nel 2013 la Convenzione OIL n. 189 sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici [5].

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