Lavorare all’estero

Il permesso unico UE: soggiorno e lavoro in un solo documento

Il permesso unico riunisce in un solo atto l’autorizzazione a soggiornare e quella a lavorare in un paese UE. Dal 2026 le regole europee sono più favorevoli ai lavoratori: ecco cosa cambia.

5 min di lettura

Per chi è

Per chi ha la cittadinanza di un paese extra-UE e chiede di vivere in un paese UE per lavorare, oppure è già lì con un permesso che consente di lavorare. Non riguarda, tra gli altri, i familiari di cittadini UE che circolano nell’Unione, i lavoratori distaccati, i trasferimenti intra-societari, gli stagionali, i lavoratori autonomi e i soggiornanti di lungo periodo UE. [1] Per i lavori altamente qualificati c’è anche la Carta blu UE.

In breve

  • Una sola domanda per un permesso che vale per soggiorno e lavoro.
  • Decisione entro 90 giorni dalla domanda completa.
  • Diritto di cambiare datore di lavoro, con possibili condizioni e un eventuale periodo minimo che non supera 6 mesi.
  • La disoccupazione da sola non fa perdere il permesso: fino a 3 mesi, o 6 dopo due anni.
  • Parità di trattamento con i cittadini del paese su paga, orari, ferie, sicurezza e altro.

Informazioni generali, non consulenza legale. Le norme cambiano e hanno eccezioni. Verifica sempre il testo ufficiale nelle fonti in fondo e, per il tuo caso, rivolgiti a un sindacato, un patronato, un consulente del lavoro o un avvocato.

La nuova direttiva

La Direttiva (UE) 2024/1233 è la rifusione della Direttiva 2011/98/UE, abrogata dal 22 maggio 2026. I paesi UE dovevano recepire le nuove regole entro il 21 maggio 2026. Danimarca e Irlanda non partecipano. [1] La direttiva non tocca il diritto di ogni paese di decidere quante persone ammettere (art. 1): fissa la procedura e i diritti. [1]

Una sola domanda

La domanda per rilasciare, modificare o rinnovare il permesso unico segue una procedura unica. Ogni paese decide se la presenta il lavoratore, il datore o entrambi. Si può presentare da fuori del paese o, se ci si trova già lì con un permesso valido, dall’interno (art. 4). [1]

Decisione entro 90 giorni

L’autorità competente deve decidere il prima possibile e comunque entro 90 giorni dalla domanda completa; il termine comprende l’eventuale verifica del mercato del lavoro. Se la domanda è incompleta, l’autorità deve dirti per iscritto cosa manca e il termine resta sospeso. Se il datore presenta la domanda, deve informarti dello stato e dell’esito (art. 5). [1]

Cambiare datore di lavoro

Il paese deve permetterti di cambiare datore. Può però chiedere (art. 11, parr. 2–3): [1]

Anche durante questo periodo minimo devi poter cambiare datore se ci sono gravi violazioni delle condizioni di lavoro da parte sua. [1]

Se perdi il lavoro

La disoccupazione da sola non è un motivo per ritirare il permesso, se in totale non supera 3 mesi durante la validità del permesso, o 6 mesi se hai il permesso da più di due anni, e se l’inizio e la fine sono comunicati alle autorità. I paesi possono concedere periodi più lunghi. Oltre i 3 mesi possono chiederti di dimostrare risorse sufficienti (art. 11, par. 4). [1]

Parità di trattamento

Hai parità di trattamento con i cittadini del paese almeno su: condizioni di lavoro (paga, licenziamento, orario, ferie, sicurezza), libertà sindacale e diritto di sciopero, istruzione e formazione, riconoscimento dei titoli, sicurezza sociale, agevolazioni fiscali, accesso a beni e servizi compreso l’alloggio, servizi di consulenza degli uffici per l’impiego. Il paese può porre alcuni limiti, per esempio su borse di studio o alcune prestazioni (art. 12). [1]

I paesi devono prevedere controlli e sanzioni per i datori che non rispettano la parità, e modi efficaci per presentare reclamo, anche tramite sindacati o associazioni, con protezione da ritorsioni (artt. 13 e 14). [1]

In Italia

In Italia il permesso di soggiorno che autorizza a lavorare riporta la dicitura “perm. unico lavoro” (art. 5, comma 8.1, del Testo unico immigrazione). [3] L’Italia ha recepito la nuova direttiva con il Decreto legislativo 16 aprile 2026, n. 83, in vigore dal 4 giugno 2026. [2] Come si entra in Italia per lavoro (decreto flussi, nulla osta, visto) è spiegato in Lavorare in Italia da un paese extra-UE.

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